Un allenamento impegnativo, una verifica a scuola, una gara importante, le aspettative degli altri. Per un giovane atleta, la pressione non si concentra soltanto nei minuti prima di salire sul blocco. Fa parte della giornata.
Dopo aver dedicato una parte importante del progetto First Person al self-worth, il valore che ciascuno riconosce a se stesso indipendentemente dai risultati ottenuti, TVN apre un nuovo capitolo del lavoro con il dottor Bruce Lawrie: la gestione dello stress.
Il punto di partenza è comprendere che lo stress non è necessariamente un nemico. È una risposta naturale alle sfide e, in determinate condizioni, può aiutarci ad affrontarle.
Diventa un problema quando si prolunga e non lascia spazio a un recupero adeguato.
Per questo il lavoro di First Person considera l’intera giornata dell’atleta: le richieste fisiche e mentali durante il giorno, la capacità di rallentare la sera e la qualità del recupero durante la notte.
Allenarsi bene significa anche imparare a recuperare bene.
Ma c’è un altro aspetto sul quale stiamo lavorando con Bruce: il modo in cui i nostri pensieri influenzano la risposta allo stress.
Immaginiamo un nuotatore prima di una finale.
«E se sbaglio? E se gli altri sono più forti? E se deludo qualcuno?»
Sono pensieri che possono comparire anche quando la preparazione è stata svolta correttamente. Il problema non è averli, ma lasciare che assorbano tutta l’attenzione.
Attraverso il modello Mindful Thought Self-Regulation (MTSR), sviluppato dal dottor Lawrie, gli atleti imparano a lavorare su tre passaggi:
– Riconoscere i pensieri che alimentano lo stress.
– Regolare la propria risposta, cercando interpretazioni più utili e costruttive.
– Rifocalizzarsi su ciò che possono realmente controllare: il piano di gara, la tecnica, le proprie azioni.
Non possiamo decidere quanto andranno forte gli avversari. Possiamo però allenare il modo in cui affrontiamo la nostra gara.
È un lavoro che riguarda il nuoto, ma anche la scuola, le relazioni e la vita quotidiana.
Perché l’obiettivo di First Person non è soltanto aiutare un atleta a gestire meglio la pressione agonistica. È dargli strumenti che possano accompagnarlo anche fuori dalla piscina.
Il risultato di una gara racconta una prestazione. Non definisce il valore di una persona.

